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    Il Tul è una pianta acquatica del lago Atitlán da cui i tuleros – artigiani del Tul – ricavano varie tipologie di manufatto: tappeti, cestini, portachiavi, eccetera.

    Il Tour del Tul è un esperienza che avvicina i turisti al procedimento di coltivazione e gestione della pianta (semina, pulizia e seccatura alla luce del sole); alle problematiche che devono affrontare quotidianamente i tuleros; alla lavorazione del Petate, il principale manufatto che se ne ricava, e al ruolo fondamentale che gioca il Tul nella gestione dell’equilibrio della natura lacustre. Infatti, le sue radici fungono da filtro naturale contro l’inquinamento provocato dai fertilizzanti chimici usati dai contadini sulle montagne e dall’immondizia che dalle strade confluisce nelle acque del lago.

    Inoltre, il Tul è anche simbolo di una storica resistenza culturale avvenuta durante i 36 anni di guerra interna al Guatemala (1960 – 1996): un’affascinante cronaca di resistenza comunitaria che verrà narrata direttamente dai Tuleros.

     

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    Il tour della pesca è un momento di grande importanza per comprendere l’arte della pesca tradizionale (a mano e a rete) a bordo dei cayuco; per condividere il pranzo con i pescatori maya tz’utujil; per entrare nelle dinamiche della vita quotidiana indigena e per ascoltare i racconti di chi combatte ogni giorno contro la sopravvivenza.

    La giornata si svolge interamente sulle acque del lago Atitlán, uno dei 5 più belli al mondo secondo le classifiche di National Geographic, il quale negli ultimi decenni ha subito un forte inquinamento a causa della cementificazione e turisticizzazione dei villaggi indigeni che lo circondano e del conseguente inquinamento prodotto nella zona.

    Occorre ricordare che l’inquinamento è un argomento delicato per i popoli indigeni maya, non va considerato secondo gli schemi mentali a cui siamo abituati a pensare noi “esseri occidentali”. L’avvento del progresso tecnologico – materiali di plastica, fertilizzanti chimici per l’agricoltura, smaltimento di oli e altro ancora – ha disorientato la coscienza ecologica di tali popolazioni – ad esempio, non sanno gestire bene la separazione del rifiuto, sia a livello famigliare che a livello istituzionale – ma questo non significa che abbiano smarrito i valori e i principi della cosmovisione sulla quale si basa la gestione armoniosa del proprio rapporto con la natura. Continua a Leggere

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    Il “Tour Urbano dell’Arte, dell’Artigianato e del Conflitto Armato” prevede la visita alla piazza centrale del villaggio, ai vari atelier di tessitura e pittura e al Maximón: idolo maya venerato da cattolici e maya tz’utujil, ospitato in una confraternita, sede di grande sincretismo religioso.

    Il tour culturale urbano prosegue con una visita focalizzata sulle storie di guerra, con testimoni ancora in vita, che investono la chiesa cattolica di Santiago Atitlán, la cappella e il Parco della Pace.

    Cultura, storia, arte e artigianato in uno dei territori in cui la cultura maya è ancora in fiore.

    THE LABYRINTH

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    Tz’ikin Jaay è il nome originario di Santiago Atitlán, in lingua maya tz’utujil. La sua traduzione in italiano è “Casa degli Uccelli”, cosi chiamato dagli antenati maya perché in questa parte del territorio gli uccelli, come anche nel resto del paese, giocano un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità trasportando semi di vario genere da un parte all’altra della montagna, lasciandoli cadere casualmente, distribuendo la diversità biologica locale.

    Oggi Tz’ikin Jaay è una pagina facebook gestita dai locali in cui vengono condivise fotografie storiche che rappresentano la vita quotidiana del villaggio – usi, tradizioni, mestieri, architettura, volti del passato – con l’intento di recuperare la storia, diffonderla e riscattare l’identità culturale. Continua a Leggere